Libri – Calvino e le “lezioni americane” agli scrittori

«Siamo nel 1985: quindici anni appena ci separano dall’inizio d’un nuovo millennio. […] La mia fiducia nel futuro della letteratura consiste nel sapere che ci sono cose che solo la letteratura può dare […]»

Ci sono cose che solo la letteratura può dare, con queste parole Calvino apre la serie delle conferenze tenute ad Harvard nell’anno accademico 1985-86; un ciclo di grande prestigio, il “Charles Eliot Norton Poetry Lectures” inaugurato nel 1926. Calvino è il primo italiano a essere chiamato per tenere sei lezioni agli studenti della rinomata università americana. La prima edizione scritta delle conferenze uscì postuma nel 1988, pubblicata presso l’editore Garzanti di Milano.

Lo scrittore morì prima di elaborare la sesta lezione, ma ogni cosa era al suo posto, come dichiara Esther Calvino:

«Aggiungerò che il dattiloscritto si trovava sulla sua scrivania, in perfetto ordine, ogni singola conferenza in una cartella trasparente, l’insieme raccolto dentro una cartella rigida, pronto per essere messo nella valigia»

***

Non c’è bisogno che io vi dica quanto questa raccolta mi abbia appassionata. La lessi per la prima volta in terza liceo, ma non avevo le basi per comprendere le motivazioni e le conclusioni che Calvino strutturava con così impressionante bravura. Nel settembre dello scorso anno, girovagando nelle librerie, mi ritrovai di fronte quel titolo. L’ultima copia che mi era passata tra le mani era stata restituita alla biblioteca scolastica, per questo decisi di acquistare quella che allora vedevo lì, in bella mostra sugli scaffali e con una copertina brillantemente elaborata.

Leggerezza

Nella prima conferenza, Calvino vuole sostenere le “ragioni della leggerezza” nella scrittura. Ma di quale leggerezza parla? Qual è la leggerezza che spiega e scava senza risultare pesante? La leggerezza come divisione, frammentazione del mondo e della sua compattezza; il leggero visto da altre prospettive e da altri tempi, ma non per questo onirico o surreale.

«La leggerezza per me si associa con la precisione, non con la vaghezza e l’abbandono al caso»

In soccorso, Calvino chiama a sé Dante, Omero, Cavalcanti, Emily Dickinson, Shakespeare… strano, no? Chi assocerebbe la leggerezza della scrittura con autori di questo calibro? Scrittori d’epica, del dolce stil novo, di rivelazione e d’amore tormentato?

Eppure, Calvino riconduce la leggerezza proprio alla visione cristallina e definita di ciò che ci circonda, una visione leggera nella sua verità di particolari e immagini. Così, la scrittura deve essere leggera, ma non vuota.

Rapidità

Questa seconda conferenza si apre con una leggenda che riporterò qui molto brevemente:

L’imperatore Carlomagno si innamorò di una ragazza tedesca. I baroni della corte erano preoccupati vedendo il sovrano così affezionato alla ragazza e dimentico della dignità reale. Quando la ragazza morì, i baroni trassero un respiro di sollievo, ma l’amore di Carlomagno non era finito poiché l’imperatore tenne il cadavere imbalsamato della ragazza nella sua stanza e non volle distaccarsene. L’arcivescovo Turpino decise di controllare il cadavere per sospetto incantesimo: sotto la di lei lingua, trovò un anello. A quel punto, Carlomagno di innamorò dell’arcivescovo. Quest’ultimo, imbarazzato, gettò l’anello nel lago Costanza e così Carlomagno si innamorò del lago e non volle più distaccarsi dalle sue rive. 

Potrebbe sembrare una delle tante leggende, seppur affascinanti, che si narrano da sempre. Infatti, lo è. Ma cosa ha spinto Calvino a volerla innalzare a emblema di rapidità?

«[…] il tempo narrativo può essere anche ritardante, o ciclico, o immobile. In ogni caso il racconto è un’operazione sulla durata, un incantesimo che agisce sullo scorrere del tempo, contraendolo o dilatandolo». 

Quello che intende con rapidità di scrittura è una costante agilità e disinvoltura dello stile e del pensiero; una scrittura pronta alle divagazioni, a perdere e riprendere il filo di un argomento.

Esattezza

Grande ammiratore dell’esattezza, della precisione stilistica e della puntualità di scrittura.

«[…] mi sembra che il linguaggio venga sempre usato in modo approssimativo, casuale, sbadato, e ne provo un fastidio intollerabile […]. Per questo cerco di parlare il meno possibile, e se preferisco scrivere è perché scrivendo posso correggere ogni frase tante volte quanto è necessario».

Per descrivere la sua idea di “esattezza”, Calvino ci mostra il vago amato da Leopardi e l’esattezza che egli mostra nello scriverne. Riaffiora il dibattito di Kant sull’idea di infinito e la percezione che noi abbiamo di esso: spazio assoluto o cognizione empirica? Poi, prende come esempi di esattezza Paul Valèry, Poe e Baudealire e i loro scritti indotti dal “demone dell’esattezza e della ricerca dei particolari”.

Calvino dimostra la non esistenza di una definizione adatta a tutti gli argomenti di cui trattano le sue conferenze, ma solo delle forme a cui questi possono essere ricondotti:

«L’opera letteraria è una di queste minime porzioni in cui l’esistenza si cristallizza in una forma». 

Visibilità

Questa quarta conferenza è la mia preferita in assoluto. Per cui, mi limiterò a riportarvene una parte, così sarete in grado di trarre una conclusione senza l’interferenza delle mie divagazioni.

«La fantasia è un posto dove ci piove dentro […] Da dove piovono le immagini della fantasia? […] Si pensi ad esempio a uno scrittore che sta cercando di esprimere certe idee che possiede sotto forma di immagini mentali. Ma egli sa da dove tutto ciò proviene? Solo vagamente. La maggior parte della sua fonte, come un iceberg, è immersa profondamente sott’acqua, non visibile, ed egli lo sa. […] Appena l’immagine è diventata abbastanza netta nella mia mente, mi metto a svilupparla in una storia, o meglio, sono le immagini stesse che sviluppano le loro potenzialità implicite». 

Molteplicità

In questa conferenza, l’ultima, Calvino parla del “romanzo contemporaneo come enciclopedia”, una raccolta della modernità, dell’attualità e dei riscontri storici dell’uomo nella vita.

La molteplicità sta proprio nel fatto di “scrivere di tutto”, ma con esattezza, visibilità, leggerezza e rapidità. Il mondo viene identificato in un sistema che raccoglie altri piccoli sistemi, che raccolgono sistemi ancora più piccoli e così via, fino all’ultimo particolare possibile e immaginabile.

«Tra i valori che vorrei fossero tramandati al prossimo millennio c’è soprattutto questo: d’una letteratura che abbia fatto proprio il gusto dell’ordine mentale e della esattezza, l’intelligenza della poesia e nello stesso tempo della scienza e della filosofia».

Eh, sì: scienza. Perché Calvino non si limita a intraprendere discorsi vaghi sulla letteratura, ma ispeziona ogni campo della conoscenza umana, dalla filosofia alla scienza, passando per la metafisica e l’astrattismo.

«Così, a cavallo del nostro secchio, ci affacceremo al nuovo millennio, senza sperare di trovarvi di più di quello che saremo capaci di portarvi»

.

Conclusioni

Consiglio questa raccolta di conferenze a tutti gli scrittori che desiderano intraprendere un percorso di introspezione della propria scrittura e che vogliono scavare nel proprio stile e nel proprio mondo interiore, come riflesso di ciò che poi, inevitabilmente, finisce sulla carta. 

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E voi cosa ne pensate? Avete mai letto questa raccolta? Riuscite a ricondurre ogni lezione a uno dei romanzi di Calvino? Cosa pensate della leggerezza? E delle altre quattro lezioni?

Qui, il libro: Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio

Qui, il mio precedente articolo: Una giornata da Scrittrice – la natura

Qui, qualcosa che potrebbe interessarvi: Scrivete di leggerezza o di pesantezza? 

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A presto,

Gloria

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17 pensieri su “Libri – Calvino e le “lezioni americane” agli scrittori

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