Come presentarsi a un editore?

Dietro ogni libro c’è una somma di azioni, pensieri, inquietudini, angustie, decisioni e speranze condivise giorno per giorno, ora per ora. Ritrovare tutto questo tra le proprie mani in un oggetto di pochi centimetri, ogni volta illude e consola.

Valentino Bompiani

Avete concluso il vostro libro. Eccolo lì, corretto da migliaia di refusi, impaginato seguendo consigli scrupolosi del vostro libraio, carattere Times New Roman 11, interlinea 1.5, gabbia ariosa. Sì, è perfetto. Ora non resta che spedirlo. Siamo alla frutta! Il dubbio di ogni autore e il timore di molti è quello di finire la propria opera e, bella che pronta, doverla lasciare tra le mani di qualche sconosciuto. C’è chi temporeggia, chi corregge fino allo sfinimento, chi invia senza neanche rileggere. Tutte “categorie” di scrittori premurosi, bislacchi, a volte arroganti.

Ma c’è un modo giusto per presentarsi agli editori? Be’, possiamo dire che esiste un modo più giusto di presentarsi, e un modo sbagliato. In questo articolo cercherò di riassumere quello che ho imparato nel corso della mia esperienza professionale, elencando in cinque punti le azioni da intraprendere e quelle da evitare come la peste!

ALT! Prima di proseguire in questo articolo, vi ricordo i precedenti al riguardo sulle CE: Il viaggio del vostro manoscritto & Come proporre il proprio manoscritto.

1 – La mail di presentazione

Una mail chiara, breve e precisa. Ma prima ancora, assicuratevi di inviarla al giusto destinatario. Mi è capitato di ricevere più di qualche mail da persone che credessero fossi un’editore: no, amici, io i libri li edito, li correggo, non li pubblico. Ma capita anche spesso che gli autori meno ferrati inviino il proprio lavoro alla mail del marketing, dell’ufficio stampa, delle informazioni per l’acquisto dei libri. Se non trovate una mail apposita per l’invio degli inediti (di solito manoscritti@nomeeditore.it/com), allora chiamate in redazione o scrivete una mail per informarvi se quell’editore accetta o meno inediti in quel momento. Questo è anche un gesto di cortesia e professionalità, perciò non mandate email a raffica senza prima esservi informati.

E qui giungiamo al secondo ed essenziale elemento: prima di inviare il vostro manoscritto a un editore, dovete conoscere quell’editore. Prima, una visita al suo sito web; poi, l’analisi del suo catalogo, delle collane e la lettura di almeno due titoli da lui pubblicati. Facciamo un esempio pratico. Mettiamo il caso che tra di voi qualcuno voglia inviare il proprio manoscritto alla Casa Editrice Nord (QUI una pagina ottima e sviluppata per l’invio dei manoscritti); prima di tutto visita il sito e individua i titoli e i generi pubblicati all’interno del catalogo; da lì, sceglie due titoli che possono più somigliare al proprio lavoro e, pazientemente, li legge. In questo caso, la nuova e vittoriosa uscita “I leoni di Sicilia” è una lettura in surplus per capire anche i canoni di uscita e per non proporre un titolo troppo simile a uno appena pubblicato. Dopodiché, si scrive una bella e pacata mail. Ecco un facsimile di esempio, ma attenzione: nessun copia e incolla, rendetevi originali.

Gentile Editore (o nome del referente, se presente),

Mi chiamo NOME e vi scrivo questa mail per proporre il mio romanzo TITOLO che racconta di STORIA IN 7/8 PAROLE. Il vostro catalogo/nome collana mi ha incuriosito e spero che questo romanzo d’amore/horror/di delusione, ecc possa interessarvi (specificare se avete già pubblicato o meno scrivendo “romanzo d’esordio” all’inizio). Ho TOT ANNI e PICCOLA BIOGRAFIA O TRATTI ORIGINALI IN 5/8 PAROLE.

Cordiali Saluti

NOME

RECAPITI

2 – La formattazione del manoscritto

Molti dei miei autori credono che un bel carattere arzigogolato e illeggibile sia la migliore soluzione per dare un ottimo impatto visivo al proprio testo. No, signori, non cadiamo in questo errore. L’unica cosa che dà un “buon impatto visivo” è la semplicità. Perciò, bando ai caratteri in corsivo settecenteschi o alle formattazione da libro. Il dattiloscritto (termine più preciso) deve essere ottimo di contenuto, e buono (standard) di forma.

Certo, se già conoscete le norme redazionali dell’editore (ad esempio, che virgolette utilizza, quando adopera il corsivo, come inserisce le didascalie di dialogo, ecc) allora è bene che si utilizzino; altrimenti atteniamoci alla base e alla semplicità e scorrevolezza del testo:

Carattere Times New Roman oppure Arial (praticamente identico a Helvetica) oppure Garamond – dimensione 11 (o 12, non di più) – interlinea 1,15 (o 1,5 non di più ma non meno di 1,15) – testo giustificato – margini ampi (gli standard di Word vanno bene, al massimo alzare un punto il margine destro, per le note) – foglio A4.

In questo articolo QUI troverete il mio prontuario redazionale.

Semplice, basico. Non siete tipografi, né grafici, né tanto meno editori, saranno loro a decidere come procedere, l’importante è presentare il meglio nel contenuto, e qui veniamo al punto 3.

3 – La correzione di bozze

Diamo per scontato che il testo, di qualunque tipologia, sia buono. Se però alla prima pagina troviamo un “qual’è” oppure un “un’amico” o un “perchè”, allora sappiate che quel medesimo testo perderà molti punti.

Non si è mai troppo scrupolosi riguardo a una buona correzione di bozze, siate generosi nelle revisioni, a costo di imparare l’intero scritto a memoria.

Infatti, il mercato dell’editoria è sempre più saturo e purtroppo (o per fortuna) l’imprenditore-editore ha sempre meno risorse e tenta di pubblicare qualcosa che dia un rendiconto in termini economici. Questo significa (oltre alle uscite dei personaggi, ecc – sul quale si aprono spesso polemiche ma che, in fin dei conti, portano guadagno alla Casa Editrice) che i testi che arrivano in redazione devono essere quanto più pronti possibili. Se l’editore deve spendere un capitale (in termini di tempo o collaboratori) con le correzioni di bozze… be’, allora il problema si pone.

Occhio ai refusi, dunque, e agli errori grammaticali e ortografici!

4 – Gli allegati: Sinossi & Biografia

Ah, la sinossi, questa sconosciuta! La paura di ogni autore emergente e il timore degli editori. Cercherò di essere breve e concisa: la sinossi non è la trama del testo e non serve per accattivare l’editore alla lettura. La sinossi deve solo descrivere l’andamento cronologico del testo (non quindi come avvengono i fatti, ma come si svolgono cronologicamente secondo la normale linea temporale) e deve assolutamente descrivere inizio, svolgimento e fine (sì, spoilerate senza paura!). Citate solo gli eventi essenziali, i più significativi e siate concisi: direi non più di 2500/3000 caratteri – anche troppo.

Per quanto riguarda la biografia, sbizzarritevi ma non siate narcisi! Agli editori non interessa sapere se avete letto milioni di libri, ma se il vostro è valido; perciò, siate onesti, semplici e brevi. Questo non significa che non dobbiate citare gli eventuali premi/concorsi vinti o i piccoli traguardi di pubblicazione, ma fatelo con cautela. Sapete, il marketing sull’immagine in editoria è essenziale come in qualsiasi altro settore, quindi mostratevi originali e interessanti, ma senza dar sfogo alle insicurezze represse o alla voglia di emergere.

5 – Accontentati, ma non accontentarti

Il grande dilemma! Devo per forza essere pubblicato da Mondadori per emergere? No. Gli autori spesso credono che una grande CE sia l’ultimo obbiettivo, ma non è sempre così. Bisogna essere anche realisti. Certo, esistono eccezioni (e, perché no, potreste essere voi! – come l’uscita emergente di Adelphi per questo 2019), ma è necessario trovare un equilibrio tra sogni e realtà. Questo non significa che non dobbiate tentare l’invio alle big, ma che è necessario trovare realtà editoriali che siano più alla misura di un emergente. QUI troverete una guida approfondita sulle Case Editrici (con aggiornamento) compresa di indirizzi ed email.

L’unico mantra – per me e spero per molti – è NON pubblicare a pagamento. Spesso si pensa che un editore a pagamento sia uguale a un editore tradizionale e questo è un grande errore: gli editori a pagamento non hanno nessun interesse nel promuovere la vostra opera poiché l’avete già promossa voi! Pagando, appunto. Piuttosto, meglio un’auto-pubblicazione.


Spero che questa guida concisa vi abbia chiarito le idee. Per qualsiasi dubbio, scrivete nei commenti e sarò felice di rispondervi!

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