111 detti di Gangiulina – la Calabria di una mamma

Questi detti sono stati raccolti all’ombra della grande pianta di noce: sotto le sue fronde, d’estate, ci si ritrova tutti a chiacchierare, a commentare, a spettegolare su episodi quotidiani con mamma Gangiulina che presiede, immancabilmente, sorridendo.

Annamaria Siciliano

I modi di dire, i proverbi, appartengono a tutte le culture del mondo e ognuna, in maniera differente, ne esalta gli aspetti che più la contraddistinguono. In Italia, però, erede di un’enorme diversificazione etnica e culturale, ogni regione, finanche ogni piccolo borgo, ha i propri e inconfondibili detti, caratterizzati dall’attaccamento alla terra, alla famiglia e alle proprie abitudini.

Non solo i proverbi, ma anche le tradizioni e le credenze. In questa colorita raccolta, Annamaria ci regala anche una piccola chicca sul suo paese, la Calabria: «Perché, dovete sapere, che il noce è il protagonista di una leggenda che continuava a raccontarci. Chi piantava una pianta di noce, doveva osservare bene il tronco; quando questo avesse raggiunto la stessa circonferenza del collo di colui che l’aveva piantato quest’ultimo sarebbe morto. Sorrido ancora all’idea di mio padre che ne monitorava continuamente il fusto».

111 detti di Gangiulina vede la prima luce nel 2014 e, come allora, anche quest’anno Annamaria devolverà il contributo a offerta sull’acquisto del volume all’Associazione As.So.Fa. di Piacenza, il Centro di Servizio per il Volontariato per portatori di handicap, fondato nel 1981. Per informazioni potete contattare l’autrice sulla sua pagina QUI.

I proverbi raccolti sono molti, ma in questo articolo ho deciso di citarvene 5, alcuni più comuni, altri meno comprensibili, lasciando a voi la curiosità di scoprirne altri.


1 Chini sta a spiranza d’altri e nun cucina, a sira si va curca murmurannu.

Letteralmente: «Chi spera in altri e non prepara la cena, la sera va a letto mormorando». Questa, nella vita, è sempre una grande lezione. Non speriamo nell’aiuto di altri e non scarichiamo le nostre responsabilità perché non ci porta a nulla; agiamo e facciamo ciò che ci compete perché altri potrebbero deludere le nostre aspettative.

2 I iiti da manu ‘un su tutti guali.

Letteralmente: «Le dita della mano non sono tutte uguali». In merito alla famiglia, ad esempio, un unico nucleo che ha però elementi differenti e, aggiungerei, in merito a tutte le realtà di gruppo (compresi i popoli, le religioni, ecc) che figurano elementi e persone differenti.

3 Chiru cun pò l’irtu, fa u pinninu.

Letteralmente: «Quello che non si può fare in alto, si fa in basso». Le scelte nella vita esistono sempre e questo proverbio esorta a guardare in altre direzioni e provare tutte le strade percorribili. Non si accettano scuse, signori, muoviamoci!

4 Norima istate e figlimi i vernu.

Letteralmente: «Mia nuora d’estate e mia figlia d’inverno». Ah! Suocere e nuore sempre in lotta. Questo proverbio evidenzia il loro non sempre idilliaco rapporto e fa intendere che per la suocera è preferibile che la nuora affronti la gravidanza d’estate, periodo caldo e faticoso; mentre per la figlia auspica una gravidanza invernale.

5 A persu u ciucciu cu tuttu u panoru.

Letteralmente: «Hai perso l’asino con tutto il cesto». Questo proverbio rimanda a impieghi antichi dove l’asino era usato come mezzo per trasportare i cibi. In questo caso, è come affrontare una doppia perdita: un po’ come “il danno e la beffa”.

Quali sono i proverbi della vostra terra?

A presto,

Gloria

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