Editor Gloria Macaluso

Scrivere personaggi femminili – strong female character

Per tutte le violenze consumate su di lei,
per tutte le umiliazioni che ha subito,
per il suo corpo che avete sfruttato,
per la sua intelligenza che avete calpestato,
per l’ignoranza in cui l’avete lasciata,
per la libertà che le avete negato,
per la bocca che le avete tappato,
per le ali che le avete tagliato…
per tutto questo:
in piedi, Signori, dinanzi una Donna.

William Shakespiare

Quanti personaggi stereotipati, assurdamente perfetti e zuppi di pregiudizi avete incontrato nella vostra vita da lettori? A centinaia, per quanto mi riguarda. Centinaia di donne con la forza fisica di un lottatore di wrestling, con una bellezza “fuori dal comune”, “di cui non si rendeva conto” o “che tutti ammiravano”. Alzi la mano chi si è sentito preso in giro.

Margaret Atwood ha detto «[…] creare un personaggio perfetto significa crearne uno insopportabile». Quanta verità in così poche parole. A meno che il vostro intento da scrittori non sia quello (ed è possibile), ogni attore della vostra storia deve avere dei difetti, delle insicurezze, delle ossessioni – lo so, mi ripeto, ma è un’arma vincente.

Bene, Gloria, penserete a questo punto, ma come scrivere un personaggio femminile forte? Ah, il tanto agognato “strong female character”. Partiamo da una verità: i personaggi femminili definiti “forti” hanno più successo nelle rappresentazioni visive, il cinema. Sì, perché quando si vede, si crede. Ma quando si legge? Si immagina, e questo comporta sempre uno sforzo maggiore.

Vi pongo una domanda: chi è più forte, una poliziotta atletica che rincorre un assassino o una madre povera che chiede l’elemosina per dar da mangiare ai suoi figli? Si tratta, è evidente, di due forme di “forza” diametralmente opposte, ma che possono in ogni caso trovare un punto in comune.

Spesso, mi capita di leggere di personaggi femminili che da soli, appena compiuta la maggiore età (e a volte nemmeno quella), riescono a sconfiggere un intero plotone di soldati addestrati. Non è credibile, ammettiamolo. Forse affascinante, utopico e può piacere, ma credibile no, proprio no.

Ecco allora che in questo articolo ho deciso di riassumervi in 5 punti – con qualche esempio – gli elementi essenziali che fanno di un personaggio femminile un personaggio forte.

1. Presenta i difetti, prima che i pregi

La donna è bella, ok, lo accettiamo. Ma è bella, intelligente, affascinante, spiritosa, sagace, furba, combattiva, brava a cucinare e a fare l’amore? Esagerato. Prima di mostrare (mostrare, non descrivere – leggete QUI) i suoi punti di forza, svelatene i difetti.

Come lettori lo captiamo, ma spesso non ce ne rendiamo conto: quando un personaggio ci viene presentato, mostrato attraverso una sua debolezza o paura, ci immedesimiamo con maggiore intimità in esso. Tanto per fare un esempio, in Cime Tempestose Catherine è dapprima descritta come una bambina capricciosa, arrogante e vanitosa.

2. Forza interiore

La forza, lo sappiamo, può avere migliaia di declinazioni. Prima di descrivere, se c’è, la forza fisica delle vostre protagoniste, è bene che ne descriviate quella interiore. Come? Mettetela fin da subito in una situazione che la costringa a mostrarsi forte di carattere.

Ad esempio, mettiamo caso che la vostra protagonista lavori in una caffetteria. Un uomo ubriaco le mette una mano sul seno: come reagirà? Eccoci, non facciamola diventare cintura nera di Karate, certo è che la reazione «Prima ancora che l’uomo arrivasse a sfiorarle il seno con la mano, Anna lo scaraventò a terra e conficcò il tallone sulla sua schiena» è meno credibile di «Quando l’uomo le palpò il seno, Anna rimase per un secondo spaesata. Che cazzo!, pensò; dopodiché, scacciate le dita sudicie dalla sua divisa, prese il caffè bollente del bruto e glielo lanciò sul volto gonfio e sudato».

Un altro esempio lo possiamo trovare nel primo volume della saga di Hunger Games. Katniss dimostra una grande forza interiore, prima della mietitura, svelando anche i suoi punti deboli e successivamente, ai Giochi, la giovane donna si dimostra forte anche fisicamente.

3. L’avversario degno

Spesso ci dimentichiamo di quanto la forza di un personaggio sia collegata a quella del suo avversario o antagonista. Chi sarebbero gli animali di Orwell senza i porci? Più conosciuto, chi sarebbe Harry senza Voldemort? Animali da fattoria e un maghetto imbranato, semplice.

L’avversario deve essere alla stessa altezza o possibilmente più in alto rispetto alla nostra protagonista. Può avere un differente tipo di forza, oppure una diversa strategia, certo, ed è questo che cambierà le sorti della storia (oppure no, perché si può e si deve anche perdere, ogni tanto).

Se il nostro personaggio femminile è coraggioso, allora l’avversario dovrà essere astuto: due punti di forza differenti, contrastanti, ma aperti alla battaglia. Prendiamo l’esempio precedente: la mamma sola che chiede l’elemosina. Eccola, la vediamo lì in piedi di fronte alla libreria che tanto amiamo (mettiamo caso di essere noi i protagonisti, in prima persona, e di scrivere la storia di questa donna); dicevo, la vediamo sola, chiede la carità ai passanti, le ciglia gocciolanti di lacrime, ma le spalle dritte e dignitose. Ci accostiamo, la osserviamo e infine decidiamo di avvicinarci. Porgiamo qualche moneta, il tintinnio del metallo la richiama come il miele per le mosche, ma attende prima di allungare la mano; ci guarda, sorride ringraziandoci, e fa scivolare le dita sul denaro. Noi non ci muoviamo, rimaniamo lì, ma lei è già indaffarata con altri acquirenti di libri o passanti. Girovaghiamo per la città, non siamo entrati nella libreria, no, troppo doloroso vederla poi al di là del vetro lucidato con le narici piene del profumo d’inchiostro. Cala la sera, e torniamo da lei. Le chiediamo il nome. Anna, mi chiamo Anna. Vogliamo riaccompagnarla a casa, due locali nel mazzanino di una vecchia rabbiosa. I bambini stanno con lei durante il giorno, si siedono sul suo divano puzzolente e la ascoltano mentre sparla della madre. Una prostituta!, la indica. Anna è scappata dal marito dopo tre anni dalla nascita di Rebecca, la figlia minore. Mi picchiava, adesso minaccia di portare via i bambini. Noi rabbrividiamo. I lampioni si sono accesi, ma le zone d’ombra fra l’uno e l’altro sono troppo lunghe. Sì, mi picchiava, ripete. Ha chiamato l’assistente sociale, tra una settimana verrà a vedere dove vivo. Non porteranno via i miei figli, troverò un lavoro. Siamo arrivati ai piedi di un vecchio palazzo. Il citofono ha i fili scoperti, il cancello fatica ad aprirsi. Anna infila la chiave, cigola, entra. Dal seminterrato udiamo delle urla. Mamma è tornata! Due creature. Prostituta. La vecchia.

Ok, perdonate la lunghezza, la storia mi aveva preso. Ritornando a noi: chi è l’avversario? Il padre, ovviamente, in primis. La povertà, in secondo luogo. Quali sono i punti di forza? Il coraggio di una madre, la sua determinazione; dell’avversario: il coltello dalla parte del manico, la vendetta per l’abbandono. Trovate due motivazioni abbastanza forti da scontrarsi, ma che siano anche abbastanza differenti da non poter essere comparabili.

4. Un obbiettivo sensato

Ho letto decine di incipit che ho abbandonato ancor prima di uscire dalla biblioteca. Una ragazzina il cui unico scopo era stare con un ragazzo che la tormentava, ad esempio. Una donna bella-guerriera-invincibile che non aveva altro fine che ammazzare schiere di soldati temuti dal resto del mondo (e ce la faceva, chissà come, chissà perché).

Bene, un personaggio deve avere un obbiettivo sensato, raggiungibile (in modo difficile, certo; con l’aiuto di altri, certo; ma raggiungibile). Ancora, l’obbiettivo deve essere degno, secondo i principi della protagonista, e morale, sempre secondo la sua etica e la sua moralità. Trovare l’obbiettivo significa avere già tra le mani il conflitto (ah, per approfondire, QUI).

5. Personaggi femminili forti VS personaggi forti che sono donne

La differenza è sottile, ma esiste. Prima di concentrarsi sulla scrittura di un personaggio femminile, dobbiamo concentrarci su quella di un personaggio forte. Prima di tutto, troviamo le caratteristiche che, nei vari ambiti, descrivono la forza. Eccone alcune:

  • Forza fisica,
  • Forza morale,
  • Forza caratteriale,
  • Forza mentale,
  • Forza sentimentale.

Semplici, brevi, e riassuntive. La prima declinazione, la forza fisica, è la più semplice da intendere, ma quella che crea più cadute. La forza fisica, in una donna, deve essere credibile. Per la genetica, in generale, le donne sono meno forti degli uomini, è assodato, certo, inconfutabile. Questo, ovvio, non significa che tutte le donne siano meno forti degli uomini e che non esistano uomini meno forti di alcune donne. Accertato questo, la forza fisica può diventare anche abilità di movimento, di strategia, velocità, elasticità… e via così. Spetta a noi scrittori dosarle. Altro discorso per la forza morale, la distinzione tra bene e male, morale o meno (non crediate di trovarne una definizione universale, ma una definizione particolare sì, nel vostro contesto). La forza morale la troviamo in Anna, la mamma single, ma anche in Jo, di Piccole Donne. Ancora, la forza caratteriale (e di nuovo Jo), ovvero la capacità di far valere le proprie idee in situazioni difficili. La forza mentale, la capacità di convincere con l’intelletto, e troviamo Zia Mame. Infine, la forza sentimentale, l’empatia e il coraggio di andare contro tutti per i propri sentimenti, ed eccoci ad Anna Karenina.


Per concludere, è bene ricordare che i personaggi femminili sono innanzitutto personaggi e che questi ultimi sono prima di ogni cosa persone e per questo devono essere vere, autentiche, il più possibili reali. Evitiamo gli stereotipi, i modi di dire abusati, triti e i cliché, merci.

Appunto ai moralisti: quello che voglio trasmettere è la veridicità dei personaggi femminili che da sempre sono rimpinzati di stereotipi fino alla nausea. Bando alle ragazzine trasgressive e alle perfettine, via alle guerriere invincibili se poi non sanno sbucciare una mela, addio alle femmes fatales che usano i fermacapelli.


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A presto,

Gloria

editorgloriamacaluso@gmail.com
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