Editor Gloria Macaluso

Quando la scrittura influenza le arti

Dio in realtà non è che un altro artista. Egli ha inventato la giraffa, l’elefante e il gatto. Non ha un vero stile: non fa altro che provare cose diverse.

Pablo Picasso

Sono solita pensare che le arti vivano di contaminazione. Gli scrittori più influenti, le classiche immagini dei poeti, dei creativi sono sempre accompagnate da più virtuosismi. L’arte si muove nell’arte e in essa cresce, fiorisce, prospera.

Alex Dumas utilizzava un codice di colori per la scrittura, conosciamo bene anche la passione di Murakami per la musica, mentre Virginia Woolf in rivalità con la sorella pittrice scriveva in piedi. Insomma, ognuno ha una fonte d’ispirazione parallela a quella della lettura e della scrittura. Le arti si influenzano, a volte entrando in competizione e altre raccogliendo i frutti l’una dall’altra.

Personalmente, sono attratta dalla maggior parte delle forme di espressione. La musica, il canto, la pittura, la filosofia, la botanica. Adoro le piante, sopratutto quelle spontanee; le mostre d’arte, i musei di scienze, archeologici. Insomma, per scrivere ho bisogno di confrontarmi con tutto ciò che di bello, di particolare o di affascinante mi capita fra le dita.

Poco tempo fa è uscita una canzone dal titolo Finché ho fiato scritta da Luca Gatti e ispirata al racconto di Marco Conti, Quel giorno in cui farò ritorno. Si tratta di un bell’esempio di contaminazione positiva: un racconto ha ispirato una canzone così come accade che una canzone ispiri un racconto. Vi è mai capitato? Durante la scrittura, oltre ai fatti vissuti in maniera diretta o meno, siete mai stati ispirati da altre arti? Penso di sì.

Al contrario? I vostri scritti hanno mai ispirato altre forme di espressione? Il racconto di Marco è riuscito a far nascere una canzone! Una volta, quando avevo da poco preso la penna in mano, la storia di un criceto che voleva scappare dalla sua gabbietta è stata disegnata da mia sorella in una pittura, ehm… cubista (non è mai stata un asso a disegnare!), ma mi sono sentita comunque onorata.

Che sentimenti provoca vedere la propria opera capace di ispirare diverse forme di talento? L’ho chiesto a Marco e questa è stata la sua risposta:

«La cosa che più mi è piaciuta è percepire dalla musica che Luca Gatti ha scritto per questo racconto, qualcosa di struggente e profondo come gli occhi e i racconti di quel venditore di cocco. Probabilmente l’arte in tutte le sue forme ha il grande potere di risvegliare la sensibilità di chi l’apprezza».

Ecco, dunque, un altro punto di riflessione: l’arte potrà mai essere oggettivamente apprezzata? La risposta potrebbe essere simile a quella plausibile dell’impossibilità di una bellezza universalmente accettata o oggettiva. Questo lunedì, lo sappiamo, la Nostra Signora di Parigi è bruciata. L’arte e la cultura nella sua interezza, a prescindere dai dibattici teologici, politici e sociali, sono state distrutte: è forse questa una forma di dolore universale? Un simbolo artistico (artistico, non religioso) di così enorme rilievo non può esimersi dal rappresentare una bellezza oggettiva.

Allo stesso modo, una bellezza e quindi un talento possono non essere oggettivi, ma apprezzati da determinati gusti, da determinate espressioni artistiche. La canzone di Luca ispirata al raconto di Marco ha saputo apprezzare un singolo estro anch’esso influenzato da altre arti, raffinatezze.


Ecco dove potete ascoltare la canzone di Luca Gatti: YouTube – Finché ho fiato

Ecco invece il blog di Marco: QUI

Il racconto – Quel giorno in cui farò ritorno di Edizioni Open

A presto,

Gloria

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2 pensieri su “Quando la scrittura influenza le arti

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