© Editor Gloria Macaluso

“Una donna” e la contraddizione dei pensieri – recensione libro

C’è chi dice che la contraddizione non si può pensare: ma essa nel dolore del vivente è piuttosto una esistenza reale

Hegel

Il primo incontro con Annie Ernaux (mea culpa, troppo tardi!) è ufficialmente una delle scoperte più entusiasmanti del 2019. Ho acquistato il volume lo scorso novembre e, come sempre sorte dei nuovi autori, è rimasto ad ambientarsi nella mia libreria, silenzioso, fino all’inizio del nuovo anno.

La citazione d’apertura del volume è una delle frasi di Hegel che più ho studiato al liceo: la contraddizione non si pensa, o è o non è. Eppure la sperimentiamo, pensiamo, viviamo ogni giorno. All’inizio non capivo cosa avesse in comune questa frase con il contenuto del piccolo volume. La pseudo biografia raccontata e vissuta dagli occhi di una figlia che aveva con sua madre un rapporto naturale, se vogliamo, per quegli anni. Infatti, oltre alla spiazzante crudità della descrizione di “una donna”, la Ernaux delinea i contorni di un’epoca:

«Ma in un’epoca e in una piccola città in cui l’essenza della vita sociale consisteva nel saperne il più possibile sugli altri, in cui era del tutto naturale tenere costantemente sotto osservazione il comportamento delle donne, era inevitabile sentirsi combattute tra il desiderio di “godersi la giovinezza” e l’ossessione di essere “mostrata a dito”».

Poi, lentamente, la verità assoluta di quella frase si è impossessata di ogni parola. La Ernaux descrive sua madre in maniera ambivalente, in un costante intreccio di “cosa buone” e “cose cattive”, pensieri d’amore e di vergogna.

«Sulla foto del matrimonio lei ha un viso regolare da madonna, pallido, con due riccioli tirabaci, sotto un velo che le stringe la testa e scende fino agli occhi. Forte di seni e di fianchi, belle gambe (il vestito non copre il ginocchio). Non sorride, un’espressione tranquilla, nello sguardo un che di divertito, di curioso. […] Ma quella non è mia madre. Posso anche continuare a fissare la foto a lungo, fino ad avere l’allucinata sensazione che i volti si stiano muovendo, ma ciò che vedo è soltanto una giovane donna senza vezzi, un po’ impacciata in un vestito da film degli anni Venti. Solo la grande mano stretta attorno ai guanti, un certo modo di tenere alto il capo, mi dicono che si tratta davvero di lei».

Una vergogna ingarbugliata nella naturale emozione di una figlia che tenta disperatamente di raccontare sua madre in maniera oggettiva, riuscendoci a dispetto dei veri sentimenti che traspaiono dalle parole scelte a volte con eccessivo distaccamento, quasi a voler dividere, strappare il suo legame con la famiglia, con ciò che rappresenta.

Tra le mani sfioravo la copertina ruvida, la carta odorosa d’inchiostro e vaniglia, e mi pareva di leggere un diario segreto, di profanare un pensiero intimo.

© Editor Gloria Macaluso
Una donna – L’Orma Editore

«Per me mia madre è priva di storia. C’è sempre stata. Il primo impulso, parlando di lei, è quello di fissarla in immagini senza alcuna connotazione temporale: “era violenta”, “era una donna che bruciava tutto”, e rievocare alla rinfusa scene in cui era presente […] la donna reale, nata in un quartiere contadino di una piccola città normanna […]. Si incipriava con il piumino davanti allo specchio sopra il lavello, si metteva il rossetto cominciando dal piccolo cuore al centro delle labbra, il profumo dietro le orecchie. Per allacciarsi il corsetto si voltava verso la parete. Dall’incrocio dei laccetti, annodati in basso con un fiocco, spuntava un po’ di pelle. Niente del suo corpo è sfuggito al mio sguardo. Credevo che crescendo sarei diventata lei».

Non è un elogio, nemmeno una critica: descritta con nudità disarmante è “una donna”. La stessa autrice si rivela nello scovare i passati di sua madre, parlando di sé e della scrittura come mezzo per espiare o semplicemente confessare alcuni sensi di colpa. Poi, in ultimo, il tracollo. Non vi rivelerò come finisce la storia, né tantomeno potrei farlo: l’impressione è quella di un cerchio, la narrazione è un continuum della vita di Annie Ernaux che si srotola negli altri volumi, tra i quali Il Posto e L’Altra figlia.


Il volumetto in una grafica eccezionale è edito L’Orma Editore e potete trovarlo:

Sito Ufficiale

Amazon


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A presto,

Gloria

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