© Editor Gloria Macaluso

Scrivere e vivere – intervista ad Anna Rossetto, vincitrice del concorso “Tre racconti per…”

Quando ho posato gli occhi per la prima volta sui racconti di Anna, ho subito pensato che dietro quella penna ci fosse una donna, una donna con la “D” maiuscola. Il suo racconto “Che dire di me”, la splendida similitudine tra spiaggia e donna ha riscosso un enorme successo.

Ho chiesto ad Anna di rispondere a qualche mia domanda per farsi conoscere meglio da lettori e ne è venuta fuori un’intervista profonda. Leggendo le sue parole mi è sembrato di averla accanto, di stare prendendo con lei un caffè in un bar sul mare.

L’amore per la scrittura, per la famiglia e per la vita traspaiono da ogni sillaba; la discrezione è la sua parola d’ordine (anche se non ci risparmia particolari dolci e memorie della sua vita). Alla fine, un grande insegnamento per i giovani scrittori: l’umiltà è la base di ogni mestiere.

Spero che le parole di Anna vi appassionino come hanno appassionato me, e ancora complimenti per il suo racconto e tanti auguri di buona vita.


 

Cara Anna, sei contenta di essere stata la più gradita di “Tre racconti per…”? Te lo saresti aspettata?

Ciao, Gloria… Be’, intanto grazie per l’iniziativa che ha sicuramente comportato impegno e dispendio di tempo da parte tua. Ovviamente qualsiasi tipo di gradimento crea soddisfazione e gratificazione. Il solo fatto che qualcuno abbia dedicato una piccola parte della sua vita a leggere un tuo racconto è motivo di gratitudine verso tale lettore, indipendentemente dall’esito della lettura. La fiducia nell’autore, per lo meno all’inizio, è insita nella volontà di leggere lo scritto. E per questo ringrazio tutti coloro che oltre te mi hanno dato fiducia e commentato positivamente. Veramente mille grazie.

Diciamo che partecipo a concorsi letterari da oltre vent’anni e ultimamente ho imparato che aspettarsi qualcosa crea, appunto, delle aspettative che al 50% possono poi trasformarsi in delusioni. Per cui ci spero, me lo auguro, ma se non va prendo la cosa come un segno. Nel senso che mi dico: “Ok, probabilmente questo racconto è stato scritto per toccare le corde di altre persone” e mi metto alla ricerca di un altra sfida.

Parlami un po’ del tuo racconto “Che dire di me”. Come hai strutturato l’idea di una spiaggia “femminile”? Ti sei ispirata a un luogo reale?

I premi letterari (e sottolineo che partecipo solo a quelli gratuiti, eccezion fatta per quelli nella mia zona solo se chiedono contributi nei limiti dell’accettabile) sono per me fonte di stimolo e ispirazione. Infatti Che dire di me è stato composto appositamente per un concorso letterario indetto da un’associazione che forniva come incipit la foto di una spiaggia con in primissimo piano una piuma. L’idea mi è venuta dai due nomi: mare (maschile) e spiaggia (femminile). Da qui sono partita e la similitudine tra una coppia “umana” e questa coppia inconsueta si è intrecciata mano a mano che scrivevo. La spiaggia di per sé è una cosa inanimata, sempre ferma nel suo ruolo, che subisce gli umori del mare, sempre in movimento, indomabile e capriccioso. Ho pensato alle donne nella storia. Per cinque anni ho lavorato in una videoteca, quando ancora esistevano. Ho visto decine e decine di film storici e mi sono resa conto che le donne hanno subìto per centinaia di anni (e in molti paesi succede ancora) la supremazia dell’uomo. Intendiamoci, non necessariamente arrivando alla violenza, ma anche solamente essendo relegate ai ruoli di angelo del focolare e mamma amorevole che precludevano tutte le altre strade (artistiche, culturali, politiche, ecc.) che i maschi invece non si facevano certo mancare. Per cui ho impersonato il mare, così impetuoso e imperante e la spiaggia, remissiva e amorevole.

Se ho percepito bene le tematiche, direi che sei “dalla parte delle donne”. Ti consideri una femminista?

Bella domanda. Io penso che non ci debba essere rivalità tra uomo e donna ma complicità e collaborazione. Nasciamo con sensibilità diverse, potenzialità fisiche diverse che non devono essere interpretate, nel caso della donna, come una debolezza. L’uomo è più portato a lavori pesanti, ad essere risoluto e deciso. La donna è più comprensiva, a volte più fragile, più sensibile, geneticamente predisposta ad educare, a proteggere (pur non escludendo una forza sovrumana nel portare avanti una famiglia anche nei momenti più difficili). E nel corso dei secoli queste caratteristiche anziché essere valorizzate sono state usate dagli uomini per relegare le donne a ruoli marginali (ammesso e non concesso che crescere figli e badare alla famiglia sia un ruolo marginale) ed escluderle da ambienti culturali e politici. In effetti infatti le donne votano praticamente dall’altro ieri. A proposito di questo io ho anche un sospetto. Nel corso dei secoli molti uomini si sono resi conto della potenzialità e dell’intelligenza delle donne e hanno fatto di tutto per non dare loro valore, in modo da non rischiare di essere surclassati.

E comunque, se ci pensiamo bene, per secoli le donne hanno preparato pasti con quello che avevano, nella povertà, nella miseria, nella carestia, sotto le bombe, sotto la neve. Gli uomini hanno sempre fatto tutt’altro, egregiamente, ma tutt’altro. Per nulla si ricorre sempre alla ricetta “della nonna” e mai a quella del nonno (se non per rare eccezioni e comunque in contesti molto più ampi di una ristretta cucina casalinga). Ad oggi però tutti i più noti chef sono maschi. Facciamocela qualche domanda.

Dati gli scandali attuali sul “caso Weinstein”, vorresti dire qualcosa a queste donne?

Ognuno è responsabile delle proprie azioni. Il mondo dello spettacolo immagino sia una giungla di compromessi. Non posso dire nulla a queste donne. Sono bellissime, ricchissime e famose. Mi domando solo perché questa cosa è uscita solo ora e all’epoca delle molestie nessuno abbia parlato immediatamente. Ogni cosa ha il suo prezzo. Che può essere anche sbagliato o richiesto indebitamente. Fermo restando che le molestie sessuali sono da condannare nella maniera più assoluta, continuo appunto a chiedermi come mai nel momento in cui si sono palesate non erano da divulgare, ora assolutamente sì.

Qual è l’immagine che meglio potrebbe spiegare lo “sposo mare”? Insomma, credi che ogni uomo si rispecchi in questa visione?

Forse una volta. Il mare è grande, potente, provvede a mantenere in vita migliaia di creature. Una volta era così che le donne vedevano l’uomo. Per fortuna le cose sono cambiate. Non credo che un uomo potrebbe rispecchiarsi facilmente nella mia descrizione del mare. L’ho volutamente descritto a volte insensibile e irato, ma è anche vero che “accarezza i bambini con inconsueta e inaspettata foga”. Alla fine la spiaggia parla di lui con ammirazione, lo definisce il suo re. Ma in questa descrizione, se pur appassionata, si sente una sorta di remissività. Un senso di inferiorità, di ancestrale, imposta o voluta sottomissione. Così è stato per troppi anni.

Parlami del tuo primo successo letteraria “La villa delle anime libere” vincitore del concorso “Un racconto per l’estate” di Campagnola di Brugine. Posso avere un assaggio della trama?

La villa delle anime libere parla di una nipote che riceve in eredità dai nonni una vecchissima ma bellissima villa antica. Dafne, questo è il nome della ragazza, è molto affezionata ai luoghi, dove ha molti ricordi di bambina… accetta l’eredità ma è costretta a malincuore a considerare l’idea di vendere la maestosa dimora, poiché troppo malandata e trascurata. Attraverso una “caccia al tesoro” succederà che…

Ho avuto il piacere di leggere il tuo racconto “Come farfalle” in cui compare anche la figura di tuo marito. Quanto pensi che la tua vita privata influenzi la tua scrittura?

Ti rispondo con un aneddoto di qualche mese fa. Forse una decina d’anni or sono ho scritto un racconto ambientato negli anni ’70 dove la co – protagonista è una giovane insegnante di ginnastica fiera e decisa con un cespuglio di capelli rosso Tiziano. Ora, grazie ai social, ho avuto modo di ritrovare alcune mie compagne delle elementari. Un giorno, tra i vari ricordi di cui io ho pochissima se non nulla memoria, una di queste mie compagne esordisce: “…ti ricordi, quando è venuta quell’insegnante di ginnastica con i capelli rossi…”. Credo di essere sbiancata. Ecco, io non ho memoria di questo particolare, ma il mio cervello l’ha fatto rivivere nella mia scrittura. Alcuni dei miei racconti sono storie vere, altri sono ispirati da persone che ho conosciuto.

Ad esempio, Fino all’ultimo sogno parla di un emigrato in America che torna a casa, in Italia, dopo qualche decennio. Veste come un cowboy nonostante l’età e tutti lo guardano incuriositi per questo. Ecco, appena iniziata la mia “carriera” di commessa c’era un cliente che veniva a fare la spesa con un cappellone e il “cravattino” di cuoio come appunto i cowboy. Lui e sua moglie erano tornati in Italia dopo tanti anni passati negli Stati Uniti. Lui ha ispirato il personaggio, la storia poi è venuta. Potrei inoltre raccontare almeno quattro episodi di “coincidenze” che io invece ho letto come “segni” che mi hanno ispirato… ma queste sono tutt’altre storie.

Comunque sia la vita privata influenza moltissimo i miei racconti. In essi c’è inevitabilmente la mia visione dei fatti della vita, le mie esperienze e sensazioni. Penso come succeda per ogni scrittore. Ogni parola che scegliamo, ogni costruzione della frase, ogni punto e a capo, ogni singola virgola parla dell’autore. Non è facile scindere ciò che scrivi da cosa pensi o da come la pensi. Ho un minimo di rimpianto per non essere nata dopo. Non nel senso di essere più giovane, ma di aver vissuto la mia giovinezza con tutti i mezzi di comunicazione di oggi e soprattutto il valore che si dà alla scrittura e alle arti in genere. Quando mi sono sposata io, ventinove anni fa a ventitré anni, le priorità erano famiglia e lavoro. La mancanza di occasioni e l’epoca in cui vivi fanno sicuramente la differenza in molte cose.

Mi hai detto di avere l’attestato da dattilografa. Credi che l’utilizzo del computer abbia fatto perdere qualcosa alla scrittura?

Per me saper dattilografare è fondamentale. È come avere un filo invisibile che parte dai pensieri attraversa le dita e va alla tastiera. Comodissimo. Nel contempo mi piacerebbe tanto tornare a scrivere a mano, magari con una bella penna stilografica, inchiostro nero. Vergare la carta bianca con la mia scrittura, le dita che si muovono in una danza unica, perché ognuno di noi ha la propria scrittura, uguale a nessun altro. Ma per poter fare questo bisogna essere veramente bravi e talentuosi, tanto da vivere di scrittura e dedicarle tutto il tempo necessario. Questo si è perso, il valore e l’importanza di scrivere a mano. Vuoi mettere una lettera scritta a mano e una scritta al computer? Il calore e il ghiaccio. Purtroppo però la comodità, i tempi velocissimi e la tecnologia hanno ucciso gran parte della manualità delle arti in genere. Basti pensare anche alla musica e alla pittura.

Come consideri la scrittura? Un’arte? Un passatempo? Insomma, qual è l’ambiente adatto per scrivere?

La scrittura è qualcosa che hai dentro, come la musica, come la pittura. Io ho solo un diploma magistrale, non ho mai studiato scrittura, né frequentato corsi. Eppure scrivo, decentemente. Nasci con un’arte dentro, lo studio mira solo allo sviluppo dell’embrione. Poi, a seconda di dove e quando nasci, e soprattutto del contesto in cui vieni al mondo, l’embrione potrà diventare la tua professione, un passatempo, un hobby, una ragione di vita, una cura, una consolazione, anche una maledizione.

In effetti, la parola talento deriva da un’unità di misura greca variabile secondo i luoghi e i tempi. L’ambiente adatto? Secondo te un tramonto si dipinge meglio se lo si ha davanti o chiusi dentro una stanza? Io se potessi scriverei sulle rive di un fiume, in mezzo a un campo, in spiaggia, comunque a contatto con la natura e in un ambiente silenzioso… alla fine poi mi accontento, come tutti, dei momenti liberi e mi faccio piacere monitor e tastiera del computer.

Hai un libro preferito?

Novecento di Baricco, vorrei non finisse mai. Ma lo tradisco facilmente…

E uno che non sopporti?

Di solito, avendo poco tempo a disposizione per leggere (o leggo o scrivo) mi concedo il lusso di leggere un numero sufficiente di pagine che mi consenta di definire il libro insopportabile, poi abbandono. Quindi quelli che non sopporto non so nemmeno come finiscano.

Ti chiedo di dare un consiglio ai giovani scrittori.

Leggere qualsiasi cosa, qualsiasi genere, qualsiasi autore. Tutti ti donano qualcosa, ti lasciano una riflessione o un pensiero che potrai sviluppare nella tua scrittura, che potrai contestare o condividere, ma sarà sempre un arricchimento. E cosa importantissima non credetevi mai dei fenomeni. L’umiltà è una grande dote anche se ultimamente in via di estinzione. In tutte le forme artistiche di espressione non si finisce mai di imparare. Il racconto bellissimo ieri sarà magari obsoleto domani. Per mille motivi. L’importante, per essere un buono scritto, che lasci uno spunto di riflessione, una morale, giusta o sbagliata lo deciderete voi, che tocchi la sensibilità delle persone, le faccia pensare.

Una delle più belle soddisfazioni è stata quella di sapere che alcune persone si sono commosse nel leggere i miei scritti. E questo vale di più di qualsiasi pubblicazione.

Adesso fatti un augurio per il tuo futuro.

Se parliamo di futuro in generale, direi che spero di conservarmi in piena salute, completando il mio percorso lavorativo con serenità e tranquillità. E già penso di aver chiesto un’enormità. Ma visto che gli auguri a me stessa medesima sono gratis, spero in futuro di poter dedicare un po’ più di tempo a questo mio hobby ben riuscito. Per il mio lavoro vivo a contatto con decine e decine di persone, ne vedo e ne sento di tutti i colori. E ti assicuro che l’augurio di cui sopra basta e avanza.

Ecco dove potete trovare Anna: Anna Rossetto

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Ricordo a tutti che le selezioni di “Tre racconti per…” riapriranno a ottobre! Rimanete aggiornati con i prossimi articoli. Vi aspetto numerosi per poter partecipare!

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Se volete conoscere i miei servizi editoriali cliccate QUI.

Domani 18 settembre 2018 sul blog sarà online una nuova recensione: I Roghi delle Streghe – storia di un Olocausto. Io l’ho trovato eccezionale, aspetto una vostra opinione!

A presto,

Gloria

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6 pensieri su “Scrivere e vivere – intervista ad Anna Rossetto, vincitrice del concorso “Tre racconti per…”

  1. Katia Benigno ha detto:

    Questa iniziativa di Gloria mi è piaciuta tantissimo………… dare la possibilità di vedere pubblicati i loro racconti agli scrittori emergenti o a chi da anni , come Anna ,partecipa ai concorsi letterari è veramente un’atto di professionalità e generosità che solo chi possiede “l’x factor”, per stare in tema di attualità, possiede…… Brava Gloria! Condividere e lavorare insieme e per gli altri in questo mondo di nepotismo e arrivismo fa la differenza!!! E sono veramente lieta di scoprire una giovane e brillante mente come la tua che si distingue tra la folla 😊……..e parafrasando il tuo augurio ad Anna….. Buona vita!

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