Editor Gloria Macaluso

Horror – scrivere la paura

La stanza era buia, il lampione che si intravedeva dalla finestra non aveva il coraggio di illuminarla. Nell’angolo dondolava una culla. Non sapevo se fosse vuota. Tremavo all’idea di avvicinarmi. 

Scrivere horror è difficile.

Se non si ha la naturale propensione al macabro, molto spesso ci ritroviamo di fronte a un’impresa da non sottovalutare. Evocare la paura attraverso una pagina scritta ha, per me, un non so ché di eccezionale. Bisogna smuovere le emozioni più profonde, far trovare il lettore in uno stato di ansia, scuoterlo nelle viscere, lasciare un segno.

Le declinazioni del romanzo horror sono pressoché infinite: il gotico, il classico, il thriller, il giallo, il noir e tutte le loro sottospecie. Ognuna di esse ha caratteristiche uniche, tempi di sviluppo differenti, trame e intrecci diseguali e così via. Ma possiamo definire delle linee guida generali che aiutino gli autori che si cimentano con la paura.

Iniziamo.

LA PSICOANALISI DELLA PAURA

Esistono diverse sottospecie di paura e lo possiamo sperimentare nella vita stessa, ovviamente, ma anche attraverso i film o i libri.

  1.  PANICO. Si tratta di una paura profonda, a volte improvvisa e spesso incontrollabile; il panico si riversa nei confronti dell’istintualità animale dell’uomo stesso, delle situazioni imprevedibili e fuori dal nostro controllo.
  2. TIMORE DEL DIVERSO. La paura del diverso, dell’altro, è anch’essa radicata nel profondo della coscienza umana. si può ritrovare in forme svariate: omofobia, xenofobia, aporofobia, eterofobia ecc.
  3. PAURA DELL’INSOLITO. Il timore nei confronti di qualcosa di insolito, estraneo alla normalità, è quello che maggiormente viene utilizzato all’interno dei romanzi dell’orrore. Il qualcosa di insolito viene vissuto come irrazionale, poiché fuori dagli schemi che la nostra mente è solita creare, e quindi perturbante della nostra realtà e del nostro animo. Mettiamo caso, qui, ai generi horror che si riferiscono alla paura del sovrannaturale.

Ecco, questa è una lista semplificata delle paure che possiamo utilizzare all’interno di un romanzo incentrato, appunto, sulla paura stessa.

Ma, è giusto ricordare, che il romanzo horror non deve per forza riscrivere scene che incutono timore (come il primo paragrafetto di questo articolo), ma può anche trattare della paura stessa, cioè scavare nel profondo dell’uomo e spalmare sulla pagina il suo terrore nei confronti di qualcosa o qualcuno. Ad esempio, potremo scrivere un romanzo che analizza la panofobia di una donna di cinquant’anni, cioè il suo costante timore nei confronti di qualunque cosa, della vita si potrebbe dire.

LE PAURE DELLA MENTE

Tra le più terribili, in un vasto oceano di paure, ci sono quelle della mente. Irrazionali, incontrollabili ma persistenti, e a volte preesistenti, nella mente di un individuo. Contro queste paure sono pressoché inutili le normali forme di difesa: la fuga, l’arma o l’esorcista non serviranno a nulla.

Questa forma di paura, quella covata nella mente, è sia la più interessante sia la più difficile da scrivere. Noi autori abbiamo solo le parole a disposizione, niente immagini e niente suoni, per questo la scrittura deve essere il più possibile viscerale, indagatrice. 

Prendendo l’esempio precedente, una donna potrebbe soffrire di panafobia (vaga e persistente paura verso un male sconosciuto), e quindi essere in costante stato di timore o ansia. Come descrivere la paura della mente senza eventi catastrofici? La donna, intenta ad asciugarsi i capelli, potrebbe sentire il rumore della goccia del lavandino cadere sulla ceramica; a questo punto, la nostra protagonista sarà presa da un irrazionale timore e si accascerà nell’angolo del bagno, immaginando scene terribili, fino all’arrivo della figlia. Potrebbe essere un esempio.

Qui, vi elenco una serie di paure della mente che potreste utilizzare:

  • Chaetofobia; paura dei capelli, peli e peluria anche animale.
  • Anablefobia; timore di guardare in alto e rivolgere lo sguardo al celo.
  • Ommetafobia; paura degli occhi altrui, rendere impossibile il contatto visivo.
  • Barofobia; paura della forza di gravità che possa schiacciare e comprimere il corpo fino alla morte.
  • Cromatofobia; paura dei colori.
  • Agliofobia; paura del dolore.
  • Autofobia; paura di essere soli o di sé stessi.

Ne esistono davvero molte e su queste si possono sviluppare storie interessanti. Qui l’elenco più aggiornato che ho trovato sul web. 

Qui un romanzo che mi ha terrorizzato: La paura

CONSIGLI DI SCRITTURA

Per trattare la paura o scrivere una scena di paura, bisogna assolutamente considerare la natura umana e quindi conoscerla in profondità. Evitare gli stereotipi e i cliché è essenziale.

  1. Il vostro personaggio non deve prendere decisioni irrazionali o mettersi nei guai al solo scopo di incappare in una scena di paure. Siate realisti e logici; il timore si svela nelle occasioni meno pensate. Se il vostro personaggio non accende le luci, sarà irrazionale; piuttosto fate saltare la corrente.
  2. Create motivazioni convincenti che spingano i protagonisti a compiere determinate azioni. Perché entra in un manicomio abbandonato? Perché si avvicina a quella donna dall’aspetto macabro? Dovete essere in grado di dare risposte sensate a ogni possibile domanda.
  3. Il personaggio non deve mai e poi mai essere passivo. Le cose non devono accadere per caso e non devono piovergli in testa; ogni evento deve essere collegato e logico.
  4. Non fate vincere sempre il vostro protagonista. Se i personaggi escono illesi da ogni situazione, la paura del lettore svanisce.
  5. Utilizzate gli antefatti. Il personaggio non deve essere una marionetta in balia del destino, ma deve possedere un passato e una vita al di fuori della storia centrale. QUI il mio articolo sugli antefatti.
  6. Cercate di non rendere il personaggio misogino: il conflitto e gli ostacoli si alimentano poiché all’interno della storia ogni personaggio ha qualcosa da perdere. Fate in modo che il vostro protagonista non pensi unicamente a salvarsi la pelle, ma abbia anche ulteriori motivazioni: un’amico, una madre, una cane.

Più di ogni altra cosa, un buon libro analizza le relazioni: il lettore sarà maggiormente disposto a identificarsi con un personaggio che senteprova qualcosa nei confronti di chi gli sta intorno; che sia un sentimento positivo o negativo, ovvio.

ESERCIZI DI SCRITTURA E LETTURE CONSIGLIATE

Per scrivere horror la lettura e gli esercizi sono una manna dal cielo.

  • Scrivete un vostro incubo, uno di quelli rimasti impressi nella mente, e analizzate la paura che vi ha provocato. Dopodiché scrivete un piccolo racconto su di essa.
  • Guardate film dell’orrore e riscrivete il finale.
  • Fatevi raccontare una paura e utilizzatela per sperimentare.
  • Scrivete due righe sulle vostre paure più profonde e utilizzatele in una scena.

Qui, alcune letture dei grandi maestri.

It – Stephen King

I racconti del mistero – Edgar Allan Poe

Frankenstein – Mary Shelley

Dracula – Bram Stoker

Amabili resti – Alice Sebold

Queste, sono solo alcune delle letture che possono darvi un esempio illustre della scrittura horror.

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Voi cosa ne pensate? Quali sono le vostre paure? Come scrivete di paura?

A presto,

Gloria

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17 pensieri su “Horror – scrivere la paura

  1. Andrea Taglio ha detto:

    Scrivere horror è difficilissimo.
    Mi permetto di citare due nomi che, forse anche più di Stephen King e dei classici gotici citati, credo siano imprescindibili per scrivere horror oggi.

    Il primo è H.P. Lovecraft, che è stato oggetto di una rivalutazione quasi unanime negli ultimi anni, e, nonostante certi limiti culturali, ha effettivamente gettato le radici di quasi tutto quello che oggi consideriamo “horror”.
    Il secondo è Clive Barker: Hellraiser, sia il libro che il film, sono opere sue – e credo che tra gli scrittori horror di una certa fama meriti almeno una menzione.

    Personalmente poi non sono un fan del genere (ma mi cimenterò nelle scrittura, cascasse il mondo), ma ricordo con timore un disgustoso racconto di Robert Bloch, e un oscuro raccontino in inglese, di cui devo ripescare autore e titolo, che mi ha dato letteralmente i brividi, senza far succedere mai nulla, solo descrivendo una campagna…

    Piace a 2 people

    • Gloria ha detto:

      Ciao Andrea! Lovecraft, assolutamente! I racconti dell’orrore sono tra i più difficili da scrivere (e a volte anche da leggere se non si ha lo spirito necessario!), sono pienamente d’accordo con te! Grazie per il commento 😊

      Piace a 1 persona

  2. Katy ha detto:

    Il primissimo racconto che ho scritto, a nove anni, è stato proprio una storia dell’orrore, con tanto di Dracula! Da allora ne è passata di scrittura, ma ogni tanto il mio amore per l’horror torna. E come catalizzatore, senza dubbio, gli incubi. I miei migliori racconti horror sono trasposizioni di brutti sogni! Come scrittore, King per sempre. Lui sì che non mi faceva dormire la notte!

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  3. Chris Morand ha detto:

    Articolo molto interessante. Quando ero ragazzina una volta feci un incubo che mi colpì a tal punto da doverlo raccontare su carta. Senza che me ne rendessi conto, ne uscì un racconto brevissimo. E’ ancora oggi uno dei migliori racconti che abbia mai scritto. Quindi posso dire con cognizione di causa che il tuo consiglio funziona ^_^

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    • Gloria ha detto:

      Grazie Chris! Sì, sono sicura che gli incubi possano essere un ottimo inizio per scrivere horror. Questo perché, oltre al fatto che spesso sono spaventosissimi, scavano nella nostra coscienza e svelano paure effettivamente reali che sulla carta appaiono verosimili! Grazie per il tuo commento! A presto 😀

      Piace a 1 persona

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