Editor Gloria Macaluso

Scrittura Creativa – l’importanza degli antefatti

La narrativa serve uno scopo ben preciso: aiutare i lettori a vivere fuori dall’ordinario, dando senso ad avvenimenti quotidiani, incalzando pensieri assopiti, svelando paure segrete, impressionando emozioni svanite. Per questo l’autore deve impegnarsi affinché la propria scrittura sia viscerale, prorompente.

«La prosa è architettura, non decorazione di interni» diceva Hemingway. Ed è proprio vero. Ammettendo che una storia si possa suddividere in:

  • Avvenimenti presenti – fulcro;
  • Avvenimenti passati – antefatti;
  • Avvenimenti futuri – conseguenze,

oggi vorrei parlarvi dell’importanza degli antefatti.

Non ho mai letto alcun romanzo in cui non fosse presente l’antefatto o gli antefatti. Non in senso strutturale, s’intente, (cioè non tutti i romanzi presentano quelle due paginette di prologo), ma in senso progettuale. L’evento scatenante da cui scaturisce la storia deve essere preceduto da un antefatto, qualcosa che è accaduto prima. La trama si regge in piedi perché sorretta da una struttura capace di definire il passato, il presente e il futuro: tutti e tre gli elementi sono imprescindibili per la buona riuscita di un romanzo.

I COMPITI E I RUOLI DEGLI ANTEFATTI

Gli antefatti hanno compiti di grande importanza:

  1. Rivelano informazioni sui personaggi: il loro carattere dato dalle esperienze passate, il background culturale, il rapporto con coloro che non ci sono più, le esperienze di vita passate, i ricordi dell’infanzia ecc
  2. Descrivono il mondo fittizio in modo tale da risultare verosimile: tradizione, ricorrenze, eventi sociali passati, feste, vecchi litigi.
  3. Mettono in luce il significato delle azioni dei personaggi in relazione al loro trascorso, svelano la reazione a un evento come collegato a un ricordo passato, incrementano la tensione per il superamento dell’ostacolo, scoprono le motivazioni profonde, le paure nascoste, i segreti ecc.
  4. Gli antefatti non solo svelano i personaggi principali, ma anche le motivazioni degli antagonisti. Aiutano a costruire la dinamicità della storia, disseppellendo le cause dei comportamenti e delle reazioni dell’antagonista.

Il più grande onere degli antefatti, però, è coesistente nella storia stessa: gli ostacoli originati dal passato sono i più difficili da affrontare. Se il vostro protagonista nasconde un segreto da anni, questo sarà più difficoltoso da svelare e creerà non pochi conflitti (esterni o interni) in relazione al personaggio stesso e a chi vive intorno a lui. Basti pensare a titoli rinomati come Cime TempestoseIl nome della RosaIl buio oltre la siepe, saghe fantasy come Harry Potter Il Signore degli Anelli, ma anche i poemi de l’Iliade, l’Odissea e l’Eneide oppure poemi allegorici come la Divina Commedia 

E cosa sarebbe un romanzo senza ostacoli e conflitto? E cosa sarebbero i conflitti se non scaturissero da aventi precedenti alla storia? Sarebbero conflitti immotivati e i lettori odiano dover leggere qualcosa di insensato, che non abbia continuità. Ovviamente, non tutti gli ostacoli e i conflitti devono sorgere da passati reconditi; ma almeno uno sì. Il principale, l’evento scatenante, appunto. Le difficoltà seguenti sono tutto un gioco di onde, su e giù nella vita precaria del personaggio, montagne russe di emozioni e paure, di rivelazioni e nuove difficoltà.

STRUMENTI PER INSERIRE GLI ANTEFATTI

Esistono vari strumenti per inserire gli antefatti, ecco i principali:

  • Prologhi. Alcuni prologhi sono noiosi, lo ammetto, e spesso vengono tralasciati dal lettore. Per questo, consiglio di inserire il prologo come un avvenimento carico di tensione, qualche pagina che ponga domande che troveranno risposta solo nella storia presente, nel fulcro.
  • Flashback. Anche questa tecnica è abusata eccessivamente. Perciò consiglio di utilizzarla il meno possibile e in spazi davvero ridotti, brevi e concisi. Gli antefatti tramite ricordi fanno viaggiare nel tempo, ma non dimentichiamoci che il lettore vuole vivere nell’azione, nel presente della storia.
  • Dialoghi. I dialoghi, a mio parere, sono il miglior modo per introdurre gli antefatti. Essi permettono di descrivere avvenimenti passati  in modo rapido e conciso e, sopratutto, lo fanno attraverso la voce di un personaggio che raramente viene ignorata.
  • Introspezione. Il pensiero del personaggio, soprattutto se si usa un punto di vista esterno, può essere spesso difficoltoso da leggere e interpretare. Consiglio di utilizzare l’introspezione solo se il punto di vista è in prima persona. I ricordi e i pensieri, spesso, apportano un non so ché di malinconico alla storia. Anche qui bisogna essere parsimoniosi nel loro utilizzo.
  • Sogni. I sogni sono l’ingrediente che non smette mai di stupirci. Alcuni potrebbero considerarli stereotipi e cliché, e avrebbero anche ragione. Per questo, se decidete di introdurre gli antefatti attraverso un sogno, fatelo a regola d’arte. Ponendo la verosimiglianza al primo posto ed evitando premonizioni o visoni (a meno che la storia non sia fantasy, allora possono anche starci bene)

Un piccolo appunto. Bisogna tenere presente che l’antefatto non deve mai essere fine a sé stesso, ma deve svelare qualcosa in più sulla storia. In caso contrario risulta noioso e inutile.

Voi utilizzate gli antefatti? Come? I racconti devono avere antefatti?

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Qui il mio precedente articolo: Di cosa hanno bisogno le donne per scrivere un romanzo?

Il link a uno dei miei saggi preferiti di cui l’articolo sopra: Una stanza tutta per sé. Ediz. integrale

A presto,

Gloria

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18 pensieri su “Scrittura Creativa – l’importanza degli antefatti

  1. Vittorio Tatti ha detto:

    Non credo esista una regola fissa: sta all’abilità dell’autore riuscire a rendere la storia avvincente, ma non troppo dipendente da un antefatto che, in alcuni casi, si finisce anche per dimenticare.
    Discorso analogo per i racconti, anche se lì deve prevalere la sintesi nella sintesi stessa.

    Piace a 1 persona

    • Gloria ha detto:

      Ciao Vittorio! Sai, mi ricordo del tuo racconto che trattava di un fotografo e di un’infermiera. La donna era una malata terminale, giusto? E questo era un antefatto della storia, ancora corretto? Senza un retroscena il significato che volevi dare sarebbe stato insensato, invece attraverso l’antefatto sei riuscito a comunicarlo.
      Ovviamente non esiste una regola fissa, ed è anche onesto dire che sta all’abilità dell’autore rendere una storia interessante e avvincente. Ma spesso gli antefatti aiutano in questo senso e credo che niente possa nascere dalla clama piatta. Anche in un romanzo in cui il protagonista ha avuto un’esistenza tranquilla, esistono gli antefatti fondanti. Questo perché ogni esistenza ha il suo passato e inevitabilmente gli avvenimenti che lo compongono.
      Certo è che l’antefatto non deve essere inteso per forza come il segreto millenario o la faida familiare che si estende per generazioni; l’antefatto può anche essere semplicemente una frase, un’emozione, un pensiero.
      Che ne dici?
      A presto! 😀

      Mi piace

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