Il romanzo rosa: consigli di scrittura – S. Valentino

Il romanzo rosa, genere che si è mischiato e creato con i miti e l’epica, oggi è intriso di tanti colori: il rosso passionale, il giallo misterioso e, ahimè, il nero delitto (con tutte le 50 e più sfumature). Ma c’è una grande differenza tra il rosa puro e il miscuglio erotico/multicolore.

Il romanzo rosa era un tempo la storia d’amore a lieto fine per antonomasia. Oggi non più. Arricchito da trame sempre più complesse e a volte drammatiche, il romanzo rosa ha inglobato tutti i generi della narrativa perché l’amore, in qualsiasi forma, è un elemento accattivante ed emozionale.

In questo articolo analizzeremo le tecniche e le tematiche narrative dei romanzi d’amore, inserendo alcuni spunti dagli autori più influenti del genere. 

Un piccolo appunto sul “prodotto industriale”: un pregiudizio duro a morire giudica il romanzo rosa come una polpetta nauseabonda di genere femminile, o peggio come un prodotto commerciale per le adolescenti dagli ormoni impazziti. Certo, ci sono romanzi che rientrano in queste categorie e si chiamano romanzi brutti, ecco tutto. Come ci sono romanzi gialli, horror, bianchi, fantasy o fantascientifici che sono anch’essi romanzi brutti. In realtà, ogni opera (nel vero senso del termine) è arte. I romanzi rosa trattano d’amore, mettiamocelo in testa, ma questo non significa che debbano essere sdolcinati e privi di senso. Anzi, l’amore è, ancora e per fortuna, il tema che più interessa e coinvolge l’animo umano.

  • Ingredienti base del genere rosa

Una storia d’amore è, prima di tutto, un sogno. E questo sogno è spesso (direi sempre) incentrato sui due protagonisti innamorati. La trama è apparentemente lineare: i personaggi si incontrano, si innamorano, qualcosa ostacola il loro amore, si ingegnano per superare l’impedimento, culminano nel lieto fine. Questa è una definizione davvero semplice, ma efficace. Da intendersi che il lieto fine non è più quello delle favole, o almeno non sempre.

Un altro ingrediente è l’incontro fuorviante dei due protagonisti: il primo incontro non  è quasi mai amore a prima vista, ma al contrario i due protagonisti quasi si detestano. Questo non è solo un espediente narrativo, ma è anche un vero e proprio modo per sviluppare la chimica necessaria tra i due personaggi. La repulsione o l’antipatia, infatti, sono sentimenti che il lettore riesce a cogliere con maggiore acutezza e, quindi, anticipano la relazione che intercorrerà tra i due protagonisti, spianando la strada per la rivelazione dell’amore.

Come in ogni buona trama, il conflitto può essere sia interno che esterno. Cosa divide i due amanti? Un ostacolo sociale, economico, culturale? Un equivoco? I genitori? Gli amici? Il conflitto del romanzo rosa è quasi sempre incentrato sulla divisione dei due innamorati, qualunque essa sia.

Nella necessità di un conflitto deve essere poi ricercata un’altra caratteristica fondamentale dei personaggi: la tendenza a tormentarsi e interrogarsi costantemente. Lui prova ciò che provo io? Lei mi sarà fedele? Oppure, l’irrazionalità di trasformare fatti insignificanti in pretesti per scenate furibonde. Questo ultimo ingrediente, però, va preso con le pinze: «Non fare della sofferenza un culto» diceva Erica Jong in Come salvarsi la vita, 1977.

  • Tecnica e ambientazioni

Solitamente, i romanzi rosa hanno un numero limitato di pagine (fanno eccezione poche opere) e la loro peculiarità è il linguaggio semplice. Una scrittura semplice e chiara incentra l’attenzione del lettore sulla storia d’amore e non sullo stile di chi la scrive. Questo è l’obbiettivo tipico dei romanzi d’amore.

L’ambientazione, spesso sottovalutata, è uno dei punti di forza di un romanzo rosa. Ci sono collane ospedaliere che trattano di storie tra medici; collane storiche prevalentemente ambientate nell’epoca vittoriane; collane adolescenziali in cui i protagonisti sono studenti liceali o universitari. Il retroscena è importante perché standardizza il tipo di rapporto (il tipo, non l’intensità). Un adolescente, infatti, non vivrà gli stessi conflitti di un medico o di una dama del ‘700.

  • Errori da non commettere

Ritmo. Il ritmo deve essere sostenuto. La storia d’amore è una vicenda in continua evoluzione e non può perdere di interesse per il rallentamento della trama.

Tono. Inserite personalità alla storia. Come per il ritmo, anche il tono deve essere accattivante. Perché il lettere dovrebbe continuare a interessarsi a una storia piatta e monotona?

Motivazione. L’errore più comune è la mancanza di motivazione. Perché il protagonista maschile/femminile fa questo? Deve avere un motivo, uno scopo (incentrato magari su una paura o un segreto), altrimenti il no sense è dietro l’angolo.

Personaggi e originalità. Non riproducete tipi stereotipati, ma tipi riconoscibili. Perché quel ragazzo è ombroso? Perché lei è una zitella? Non cadete nemmeno nei tranelli dei cliché: il principe azzurro non risolve più nulla con un bacio.

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– La ricetta dei grandi: Sveva Casati Modigliani & Margaret Mitchell

ITALIA. A partire dagli anni Ottanta del ‘900, la letteratura rosa ha trovato continuità moderna con Sveva Casati Modigliani. Con il suo primo romanzo (Anna dagli occhi verdi, 1981) l’autrice ha fatto centro, programmando una lunga serie di romanzi in uscita in media due volte l’anno. Intanto, bisogna ricordare che Sveva non esiste: dietro lo pseudonimo si è celata la coppia di giornalisti Cantaroni e Cairati – marito e moglie – fino al 2004. In seguito, dopo la morte del marito, Bice Cairati ha continuato da sola la produzione. Del loro segreto rivelano «[…] raccontare storie verosimili, prendendo spunto possibilmente dalla cronaca, con il linguaggio di tutti i giorni, lo stesso che si adopera alla sera, dopo cena con gli amici. Scrivere, insomma, per il lettore e non per i critici letterari, anche a costo di far ricorso a luoghi comuni e a una giusta dose di “sciatteria” letteraria. Bisogna sforzarsi di mantenere sempre l’umiltà, consapevoli che si sta semplicemente raccontando una storia. Ecco, se vogliamo, possiamo definirci due cantastorie. Per questo, forse, abbiamo successo». Qui sotto, un estratto da Caterina a modo suo, 1997.

[…] Caterina guardò il volto di Marco, segnato dagli anni e dalla malattia. Non c’era più nemmeno una traccia d’oro nei suoi capelli. La sua voce baritonale aveva qualche cedimento. Era vecchio e stanco come lei. Istintivamente si portò le mani al viso. 

«Non guardarmi. Sono un mostro», si schermì.

«Non sei mai stata così bella», sussurrò Marco, abbracciandola.

AMERICA. Uno dei romanzi rosa più letti al mondo è sicuramente Via col vento di Margaret Mitchell. La storia della giovane Scarlett O’Hara (Rossella sugli schermi italiani), eroina capricciosa ma allo stesso tempo forte e determinata, che lotta tra amori e patria (la terra Tara costretta ad essere abbandonata durante la Guerra di Secessione), attraverso un’esistenza frenetica, costellata da matrimoni e amori inespressi o involuti. Via col vento è l’unico romanzo dell’autrice. Uscito nel 1937, vende al tempo record di quattro settimane più di 180.000 copie e rimane in cima alla classifica per due anni. Il romanzo, vince il Premio Pulitzer nel 1937. E continua ad essere un successo grazie alla trasposizione cinematografica – regia di Victor Fleming -. Ad oggi, si calcola che l’opera abbia venduto più di 30 milioni di copie. Questa, una delle prove schiaccianti che la letteratura rosa non debba essere per forza stereotipata in femminileadolescenzialesciatta e altri sinonimi discutibili. Sotto, un breve estratto.

«A dispetto vostro e mio, a dispetto dello stupido mondo che ci crolla intorno, vi amo. Perché siamo tutti uguali, gentaglia tutti e due, egoisti e scaltri, ma capaci di guardare le cose in faccia e di chiamarle con il loro nome». 

Oggi più che mai si tende a sottovalutare questo genere, è inutile che mi ripeta. Ma cosa sarebbe la letteratura senza gli amori tragici di Shakespeare, la passione di D’Annunzio, lo strazio di Leopardi, il tradimento di Anna Karenina, i romanzi di Jane Austen o l’astio di Catherine in Cime tempestose? Lascio a voi le conclusioni.

A presto,

Gloria

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Qui il mio precedente articolo sulle Case editrici BIG: indirizzi e consigli.

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